Digitalizzazione degli appalti: un tassello strategico per il futuro della PA

Digitale e interoperabilità portano efficienza a tutto il sistema e fanno del nuovo Codice uno degli strumenti fondamentali per l’attuazione del PNRR

 

Accorciamento dei tempi di gara, semplificazione delle procedure, riduzione dei contenziosi e maggiore partecipazione da parte delle imprese: i risultati a cui punta il nuovo Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023), meglio noto come nuovo Codice degli appalti, sono diversi, ma hanno tutti un comune denominatore. Si tratta della digitalizzazione, considerata strumento di modernizzazione, efficienza e trasparenza. Tutto l’iter procedurale dell’appalto, infatti, viene digitalizzato e, soprattutto, viene introdotta l’interoperabilità delle piattaforme con la Banca Dati Nazionale del Contratti Pubblici (BDNCP), con importanti cambiamenti anche in termini di processi e modalità di gestione. Una piccola rivoluzione che fa del nuovo Codice degli appalti un elemento strategico per l’attuazione del PNRR e per la realizzazione e attuazione delle politiche pubbliche.

Ma come siamo arrivati fino a qui e, a poco più di un anno dall’introduzione del Codice e a pochi mesi dalla sua piena applicazione, come sta reagendo l’ecosistema dell’e-procurement? Quali sono stati gli impatti sull’operatività delle stazioni appaltanti? Gli Enti hanno saputo adeguare in tempo i propri processi? Quali criticità stanno incontrando e come affrontarle?

Ne ha parlato il nostro esperto Marco Galetti, Responsabile Area Appalti e Contratti, in questo articolo.

 

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